Laboratorio

Laboratorio di canti indigeni Taiwanese: Pasibutbut (canto corale polifonico di 8 parti)

  • Gruppo di prestazioni– Kanating Polyphonic Choir of Ancient Bunun Tunes
  • Data: Domenica 28 Luglio 2019, 16:30 – 18:30
  • Sede: Casa Cava, Matera




Come ogni altra popolazione indigena al mondo, la musica e le danze di Bunun sono inseparabili da qualsiasi aspetto della loro vita quotidiana, inclusi miti e leggende, la storia individuale e collettiva, le tradizioni sociali, la relazione con l’ambiente circostante e i riti. Di particolare valore sono le loro canzoni che servono come “libri” nelle culture basate su un sistema di scrittura, che sono vettori culturali di tutte le gesta, i racconti e le esperienze di vita tramandate di generazione in generazione.

Gli strumenti musicali dei Bunun includono arpa d’arco (latuc), arpa ebrea (honong), la cetra a cinque corde (banhiratuk), e i pestelli (dudur). Di tutte le perfomance vocali dei Bunun, il repertorio più rinomato è il canto polifonico semi-improvvisato – Pasibutbut, che risulta essere uno dei più studiati soggetti tra i musicologi a livello mondiale. Mentre cantano, tutti i cantanti ascoltano attentamente gli altri componenti per raggiungere la più armoniosa delicatezza, un traguardo che può essere raggiunto solo cantando con la stabilità di una montagna che penetra il cielo. Lo stile di canto è allo stesso modo considerato come un unicum all’interno del panorama musicale mondiale che attrae l’attenzione costante dei compositori d’avanguardia occidentale. Per esempio, Marco Stroppa, un compositore italiano e professore di composizione allaState University of Music and Performing Arts Stuttgart, ha composto due lavori Come Naturally di foglia per otto voci e elettronica e Cantilena Fora per un coro a 16 parti (con 36 o 48 cantanti) basata sulla struttura del Pasibutbut. Un altro esempio che conferma l’unicità della musica dei Bunn è il progetto lanciato dal violoncellista americano David Darling. Darling si stupì delle delicate armonie dei loro cori polifonici, che ricordano Ligeti o Berio alle orecchie formate sui suoni occidentali. Darling poi si lanciò su un progetto con l’obiettivo di collegare differenti culture, mirando a creare un dialogo non solo tra est e ovest, ma anche tra le voci indigene e il suono del violoncello.

La popolazione Bunun si è esibita in Asia, Europa e Nord America, rappresentando la cultura indigena e austronesiana di Taiwan. I loro repertori derivano spesso da cerimonie tradizionali che segnano il calendario agricolo dei Bunun e i riti di passaggio commemorativi di nascita, matrimonio e morte.